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Romeo Chef & Baker

“… già si prefigura come una piattaforma di condivisione creativa, laboratoriale, sperimentale. È forse il regalo più bello per chiudere un anno decisamente positivo per la ristorazione, una ciliegina sulla torta a fine anno: apertura prevista prossimamente e sottotitolo (dopo il tanto riserbo tenuto sul nome) anticipato in esclusiva al Gambero Rosso. Il nome completo sarà infatti Romeo – chef&baker, proprio per evidenziare le due anime, di forno e di fornello, del progetto.”

In realtà è un’intervista bellissima, quella che ci hanno concesso in anteprima i fratelli Romeo assieme a Cristina e Fabio. Non bellissima per la qualità delle riprese o dell’audio (sic!) e neppure per la particolare arguzia delle domande, bellissima piuttosto per quello che i creatori dei casi-gastronomici (non solo) romani ci hanno confessato. Per la sensazione di reale sinergia che ci hanno trasmesso.

 

Romeo, il nuovo locale virtuale che stanno per aprire tutti e quattro insieme, già si prefigura come una piattaforma di condivisione creativa, laboratoriale, sperimentale. già si prefigura come una piattaforma di condivisione creativa, laboratoriale, sperimentale. È forse il regalo più bello per chiudere un anno decisamente positivo per la ristorazione, una ciliegina sulla torta a fine anno: apertura prevista prossimamente e sottotitolo (dopo il tanto riserbo tenuto sul nome) anticipato in esclusiva al Gambero Rosso. Il nome completo sarà infatti Romeo – chef&baker, proprio per evidenziare le due anime, di forno e di fornello, del progetto.

Un progetto che, in primis, lo potete in parte già intuire dalle immagini, impressionerà per le caratteristiche allestitivo-architettoniche. Andrea, architetto e designer romano che già aveva partorito Glass, ha dato tutto se stesso, ha messo alla frusta un plotone di artigiani facendosi realizzare un locale completamente su misura (“abbiamo comprato solo i tavoli e le sedie, tutto il resto lo abbiamo cucito addosso a questi spazi”), giocando coi lucernari di una ex officina ha inserito degli elementi scenici che fanno andare il pensiero alle atmosfere che si annusano nei musei d’arte contemporanea.

Ci sarà la parte iniziale, subito dopo l’entrata, con il banco della pizza e del pane e con gli strapuntini e gli sgabelli; poi la gastronomia calda e fredda, i leggendari salumi e i formaggi selezionati e infine, lungo iconici finestroni industriali, assai rari nella Capitale, i tavolini del ristorante, separati e uniti a tutto il resto, con una parte finale – il lato corto di questa ipotetica L – collocata in una sorta di guscio di metallo (altro materiale grande protagonista di Romeo assieme al legno, al vetro, alla juta…) quasi a creare una capsula che sarà, alla bisogna, un privé.

Un plotone di professionisti, impauriti e entusiasti, si aggira in sala o dietro ai venti metri (!) di bancone: alcuni sono giovani talenti provenienti dalle migliori palestre della città  ma il punto centrale continua ad essere un altro: la capacità che due soggetti di grande personalità e notorietà hanno avuto nel mescolarsi e nel rinunciare ciascuno ad un pochino di autonomia per far sì che la somma fosse più grande dei singoli addendi.

Cristina (qui ci svela i primi piatti) che ammette di aver già cambiato qualcosa nel menu grazie alle materie prime che Giuseppe è stato capace di farle scoprire; Silvia (ha già messo a dimora un lievito-Romeo accanto ai nuovi forni) che si fa volentieri influenzare dalla chef pugliese per inventare nuovi pani, visto che allo storico forno di Via dei Cavari, che macina numeri da far paura, non c’è mai tempo di fare innovazione, ma poi magari proprio finirà in vendita qualche creazione inventata da Romeo. Un matrimonio a valore aggiunto, stando alle sensazioni della vigilia.