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Vino vegano: caratteristiche, dicitura e l’importanza del cruelty free

Hai mai provato un vino vegano? I consumatori abituali di vino in Italia molto spesso non ne hanno mai provato uno. La dicitura vegan sulle bottiglie di vino (o in generale sui prodotti alimentari o persino cosmetici) è in netto aumento. La consapevolezza è cambiata: i consumatori oggi chiedono di provare alimenti nel pieno rispetto della natura. Sapevi che alcuni vini non sono vegani?

Magari anche tu sei caduto nella trappola di un pensiero semplicissimo: il vino è fatto di uva, e dunque perché non è vegano? Per l’aggiunta di alcuni elementi. Un ottimo modo per informarsi su un prodotto ancora poco diffuso, ma che conquisterà il mercato nei prossimi anni è di ascoltare la trasmissione “Il gusto con Candy Valentino” per WebRadio SenzaBarcode.

Vino vegano: cos’è?

Il vino vegan presenta delle caratteristiche ben precise. Anzitutto, come riportato dall’etichetta e dalla dicitura stessa, significa che al suo interno non troviamo derivati di origine animale. Non solo, però, perché c’è di più. Non dovrebbe nemmeno contenere OGM. Sai cosa bevi quando metti il vino a tavola? Persino gli amanti della bevanda di Bacco per eccellenza ignorano questi aspetti.

Nel vino, infatti, potremmo trovare alcuni ingredienti, additivi o coadiuvanti. Gli elementi più comuni di un vino non vegano sono la caseina, l’albumina d’uovo o la lisozima d’uovo. Quest’ultimi, tuttavia, possono invece trovarsi nei cosiddetti vini vegetariani. Il vino vegano, però, per eccellenza non contiene alcun ingrediente che derivi dagli animali o dallo sfruttamento e dall’uccisione degli stessi.

Una bevanda naturale al 100%

Nella trasmissione Il gusto con Candy Valentino si è parlato in modo approfondito dei vini vegani. In molti vini comuni, infatti, sono ben presenti delle parti di animali: durante il loro podcast, si è spiegata la differenza tra vino cruelty free e vino vegetariano in modo molto approfondito. Ovviamente, per chi segue l’alimentazione vegan, questa scoperta era già stata fatta. Tuttavia, ci sono anche persone che seguono la dieta flexiteriana e non conoscono questo aspetto.

Il nettare degli dei per eccellenza non viene dunque prodotto mediante l’uso esclusivo di uva. A fare per primi questa scoperta è stata l’associazione Peta, ovvero People for the Ethical Treatment of Animals. L’organizzazione no-profit è molto famosa nel mondo per come affronta e lotta contro l’allevamento intensivo, la sperimentazione animale e la vivisezione.

Durante le loro ricerche, la Peta ha scoperto che in molte cantine, infatti, si ricorre in particolare ai latticini, ai derivati delle uova e persino alle ossa degli animali per depurare la bevanda. Successivamente, tali elementi poi vengono rimossi poco prima dell’imbottigliamento. Nel caso in cui ovviamente vengano aggiunte le ossa degli animali, non sarebbe più un vino vegetariano; nel secondo caso, sì, perché questo regime prevede l’assunzione di derivati animali.

Perché ci sono parti animali nel vino?

In poche parole, alcuni elementi sono definiti chiarificanti, come l’albumina d’uovo, la colla di ossa, la colla di pesce, la gelatina o la caseina. Molte di queste sostanze vengono dunque utilizzate nella produzione del vino. Tuttavia, nel vino vegano, invece, si cercano metodi alternativi per ottenere una bevanda di qualità e al 100% naturale e cruelty free. Ormai, i vini naturali stanno riscuotendo successo proprio perché c’è una cultura maggiore verso il settore biologico.

Per chi volesse approfondire ulteriormente la questione, su Disputandum è presente la trasmissione sui vini vegani, sul processo di produzione e soprattutto sui metodi alternativi per ottenere un vino limpido e senza alcuna impurità. Informarsi è sempre un bene, in particolare perché questo tema non è ancora molto diffuso. Pertanto, sapere che cosa portiamo a tavola è un nostro diritto, ma anche un dovere, soprattutto per chi sta scegliendo di ridurre i derivati animali e magari vorrebbe provare a seguire un’alimentazione vegana e vegetariana.