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Disgusto, frustazione e spaghettone in salsa di broccoli: cambiere è bello!

Ci sono momenti strani, che non c’è niente che non va eppure… io non vo.
Che è troppo presto per dar la colpa alla menopausa e mica posso prendermela sempre con Fra.
E allora?
Io l’ho capito cos’è, è merito di Disgusto. Esatto, quella di Inside Out.
C’è lei alla mia consolle in questi giorni.

È lì che sta spingendo a tavoletta sulla frustrazione: quella sensazione che in me si fa sentire sempre quando è ora di cambiare, quando qualcosa inizia a farsi stretto o non più adeguato.
Ho consumato la pelle della poltrona nella mia area di confort e lo schienale non è più così comodo.
È ora di muovere il culo e apportare qualche cambiamento.

COSA, COME, VERSO DOVE? BOH!
Ma almeno riconosco l’emozione che mi sta tormentando e so di cosa ho bisogno: evoluzione.
Che a volte il rischio è di girare intorno a una mal definita sensazione di malessere, incolpare qualcosa o qualcuno (Fra è sempre l’uomo giusto nel posto giusto per queste cose) e di non risolvere niente.

E invece grazie all’intervento di Cristina e insieme a quelle belle persone con cui ho il culo di collaborare, stiamo sperimentando un lavoro sulle emozioni: mappiamo settimanalmente i nostri stati emotivi e li colleghiamo a una (o più) zona del corpo.
In sostanza diamo loro un nome -il più specifico possibile- e una collocazione fisica: li ascoltiamo e li sentiamo (e un po’ li accogliamo).

È un elaborare non facile ma utile, utile in generale e utile in particolare per il nostro lavoro, sempre a contatto con persone e situazioni piuttosto complesse.
Sto imparando tanto attraverso l’ascolto, la messa a fuoco (è frustrazione o è rabbia? è agitazione o è ansia?), il sentire fisico (dove sento? è la pancia, i piedi, i polmoni, la testa…), la condivisione, l’accettazione.

È diventata un’abitudine, quasi un bisogno: il dire, il far salire in superficie, il dichiarare e quindi il buttare fuori.
Il prendere a volte le distanze, non negando, anzi l’esatto contrario.
Perchè si sa, è piacevole condividere la gioia, il successo, le farfalle nella pancia, ma quando brucia lo stomaco e le spalle sono contratte tu vorresti solo rannicchiarti sotto il piumone della tua intimità e chiudere gli scuri.
MA È DURA TROVARE RISPOSTE (E IL BUONUMORE) CON LA TESTA SOTTO IL CUSCINO.

E quindi noi diciamo l’emozione dove la sentiamo: sensazione sentita in termini tecnici (per approfondire vi consiglio questo libro).

Per me questo è il momento della frustrazione: sulle spalle, tra le scapole e a livello di cervicali.
Sì, un massaggiatore muscoloso, dalle mani morbide ma penetranti potrebbe fare miracoli, ca va sans dire (se ve ne avanza uno dategli i miei recapiti!).
Finchè lo aspetto mi impegno ad ascoltarmi più e meglio che posso e provo a introdurre dei piccoli cambiamenti al tram tram quotidiano.
È la mia strategia: se vedo miglioramenti vado nella direzione di quel cambiamento che ha avuto effetti positivi.
Lavoro su piccole cose, qualcuna molto spontanea, altre più ragionate: variazioni sul tema più che rivoluzioni con le baionette.
Roba così:

  • ho spostato l’orario di partenza la mattina dalle 7:10 alle 7:45, faccio colazione a casa invece che in ufficio e arrivo un po’ più tardi al lavoro (e stranamente non è ancora caduto il mondo)
  • sto, anzi stiamo, modificando la nostra alimentazione a casa, niente di stratosferico, piccole accortezze, maggior consapevolezza più che dolorose rinunce (merito anche di Ettore, va detto). E comunque lo sappiamo bene: la golosità ci salverà sempre da posizioni estremiste.
  • faccio il saluto al sole ogni mattina: allungo, inspiro, espiro, allungo. Apro gli occhi e la giornata parte un po’ meno incriccata.
  • mi sono ricavata il mio terzo tempo, quello che non è lavoro e non è famiglia, è solo Roberta! In parte lo uso per correre, con regolarità e un po’ di disciplina (cioè anche quando verrebbe voglia di stare a letto): è sport, sono endorfine, le infilo come infilo i calzini. È il mio sentirmi bene con il mio corpo.
  • ho ripreso a lavorare con la pasta madre: l’unica lentezza che contemplo è quella dei lievitati. È un esercizio zen (pure buono).
  • mi concedo lo spazio per curare questo blog e per leggere articoli utili, interessanti o “semplicemente belli”. Non lo considero più tempo rubato al lavoro. Leggo per il piacere di farlo, di sentire sulla lingua il gusto di una buona scrittura e scrivo con il desiderio di riempire le parole di colori vivi.

Sì, lo so, non sono le mani di un massaggiatore ma…

A tutto questo ogni tanto aggiungo anche la tattica dello spaghettone.
Lo spaghettone conquista anche Disgusto, lo spaghettone fa fare i salti di gioia a Gioia, Rabbia si mette tranquillo, Paura tace e mangia e pure Tristezza ne gode parecchio.
Lo spaghettone è una garanzia. Quello trafilato al bronzo, quello grosso, quello che cuoce in 18 minuti ed è buono anche solo con olio e parmigiano.
Ma io quella sera avevo i broccoli in frigo, le acciughe e tanta voglia di un condimento cremoso.
La ricetta è facile, un po’ scontata, ma quello che conta è che è buona!
Quindi date retta a me, scegliete bene la pasta, che il sugo poi farà solo da contorno. 😉

Spaghettone in salsa di broccoli e acciughe

Ingredienti per 2 persone

250 gr di spaghettoni (io questi)
400 gr di cimette di broccolo verde pulite
5-6 filetti di acciughe sott’olio
1 cipolla rossa
olio extravergine, sale, peperoncino, sale nero qb

Come si fa…

  • Portate a bollore tanta acqua, ma tanta! Salatela.
  • Lessate per 5 minuti le cimette di broccolo e tenetele da parte.
  • Buttate nella stessa acqua la pasta e finchè cuoce preparate il sugo
  • In un saltapasta scaldate l’olio e fate appassire dolcemente la cipolla affettata insieme alle acciughe, in modo che tutto si sciolga e si ammalgami bene.
  • Aggiungete le cimette di broccolo e portate a cottura in modo che sia tutto molto morbido, eventualmente aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta.
  • Frullate tutto con il minipimer.
  • Togliete la pasta dall’acqua 2 minuti prima del tempo indicato nella confezione (16 minuti per lo spaghettone) e salatatela nel sugo per 4 minuti (allungate con acqua di cottura che avrete tenuto da parte).
  • Spolverate con un po’ di peperoncino secondo il vostro gusto.
  • Servite con un filo di olio a crudo e scaglie di sale nero.